Le donne e Zara.

Un po’ per caso ,e anche per curiosità , gettai corpo e anima in un vortice inarrestabile. Quello dello Zara Store.

 

Fu di Domenica. Una bella Domenica. Di quelle rilassanti e spensierate. Il clima mite e la giornata soleggiata avevano donato un gran bel sorriso al mio viso eliminando tutto il marcio e le pressioni della settimana appena trascorsa.

Un bel pranzo a casa era d’obbligo.

In compagnia dei parenti, insomma un classico. Il tutto incorniciato da dolci d’alta pasticceria napoletana. Il meglio della Seria A in TV. Non potevo chiedere di meglio.

La mia altrettanto dolce metà (molto più dolce dei bignè appena digeriti) era irrequieta, pensierosa e indispettita. Per farla breve “insoddisfatta”.

Pochi minuti sono bastati per capire sin da subito il suo stato d’animo.

Le giornate stavano velocemente cambiando. L’aumento graduale delle temperature e le sempre più frequenti giornate di sole avevano scatenato in lei un irrefrenabile bisogno.

Aveva bisogno di fare shopping. Di alterare il suo armadio in modo irreversibile e , probabilmente, adornarlo di vestiti che non indosserà mai.

Di domenica i negozi sono chiusi. Solo una è l’alternativa a cui non posso sottrarmi. Decidiamo e insieme andiamo al più vicino centro commerciale.

Per mia fortuna i saldi non sono ancora iniziati e questo mi risparmia dall’essere urtato e spintonato da centinaia di persone che puntualmente la domenica dopo pranzo decidono di perdere qualche ora della giornata nei centri commerciali.

Ci sono meno persone nei negozi e cosi iniziamo il nostro tour . Negozio dopo negozio visioniamo quasi tutto quello che ogni boutique ha da offrirci.

Nulla è convincente. Nulla entusiasma la mia irrequieta compagna. Nulla merita attenzione.

Fino a quando non arriva il momento dello Zara Store.

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E’ una vera e propria calamita. Questo negozio offre di tutto. Qualsiasi categoria di donna è accontentata. Qui puoi trovare ogni tipo di abito: Casual, sportivo, serale, da cocktail, da spiaggia ecc..

Al suo interno ci sono tante, anzi, tantissime donne. Prendono e posano di continuo ogni tipo di indumento da scaffali vicini e puntano , giocando d’anticipo, quelli lontani.

La stagione di caccia è ufficialmente aperta.

La mia compagna è visibilmente felice. Passeggia ovunque. Stringe amicizie improbabili con coetanee e commesse.

Le dico: “Ti aspetto fuori, seduto sulla panchina”. Lei mi risponde con un secco – “NO!”

Turbato dalla sua risposta capisco che non sarei uscito da quella situazione facilmente. Dice che ha bisogno di me. Non capisco per cosa (lo capirò più tardi), ma decido comunque di accontentarla e la seguo in ogni suo singolo passo.

Passano secondi, minuti, ore . I capi da lei scelti aumentano, sia tra le mie braccia che tra le sue. La commessa in tutto ciò non sembra per nulla disturbata. Da consigli da persona totalmente coinvolta nella vicenda. Un certo sospetto nel suo atteggiamento da parte mia c’è. Sembra giudicare nel modo in cui si espone, come se volesse far prevalere le sue idee sul cliente, come se in qualche modo i suoi consigli valessero qualcosa i più degli altri ; forse mi sbaglio, forse no. 

E’ arrivato il momento che da circa un’ora e mezza stavo aspettando. Quello della prova degli abiti scelti in camerino.

Arrivato li mi rendo conto che non sono l’unico uomo in questa situazione. Altri come me attendevano le proprie donne fuori dai camerini.

Chi solo per galanteria. Chi per dispensare consigli.

Una sola domanda era comune a tutte.

La frase più utilizzata dalle donne una volta indossato il capo scelto,

“Come mi sta?”.

In quel momento capisci tante cose. Tutto quello che stava accadendo aveva un senso e non era per nulla ingiustificato. Capisco che in fondo quelle due ore passate in negozio rappresentavano per la propria compagna un momento importante. La donna ha bisogno di sentirsi importante. Se non lo è per il proprio uomo per chi deve esserlo? E’ tutto collegato.

Anche la sua irrequietezza e la voglia matta di fare shopping. Apparire belle non serve solo a se stessa, ma principalmente per sentirsi apprezzata e il fatto che abbia voluto a tutti i costi che il proprio partner la seguisse in ogni singolo momento era il frutto di una condivisione che va oltre la semplice partecipazione alla scelta del capo. Probabilmente lei neanche lo indosserà mai. Lei vuole che il partner si interessi a lei, che sia complice nelle sue scelte; anche nelle piccole cose.

In quel momento il – “Come mi sta? – non è da considerarsi una domanda. Si trasforma in un’ altra affermazione , anzi in un imperativo categorico, ossia “Guardami e dimmi la verità!”

Ed è per questo che vale la pena aspettare li. Bisogna godersi quel momento.

Vedere la propria donna indossare un abito (bello o brutto poco importa) solo per te merita di essere vissuto. E’ per quello che si sta insieme.

Condividere per essere complici. Nulla è più giusto, nulla è più importante.

 

Vincenzo Lo Cascio.

Fonte immagini : http://www.zara.com/it/

 

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